Certificato Successorio Europeo: quando non basta?

Pubblicato il 5 gennaio 2026 alle ore 10:55

Nelle successioni con elementi di internazionalità è sempre più frequente che gli eredi presentino in Italia un Certificato Successorio Europeo (CSE), ritenendolo sufficiente per completare tutti gli adempimenti successori.

Nella prassi, tuttavia, il CSE non è sempre sufficiente, da solo, a consentire tutte le operazioni richieste, soprattutto nei rapporti con banche, Poste e pubbliche amministrazioni italiane.

Il Certificato Successorio Europeo: funzione e limiti

Il CSE è uno strumento previsto dal Regolamento (UE) n. 650/2012 e serve a:

  • provare la qualità di erede, legatario o amministratore dell’eredità;

  • dimostrare i poteri attribuiti ai soggetti indicati;

  • facilitare la circolazione delle decisioni successorie tra Stati membri.

Tuttavia, il CSE non sostituisce automaticamente tutti gli adempimenti previsti dall’ordinamento italiano.

Cosa non sostituisce il Certificato Successorio Europeo in Italia

Il Certificato Successorio Europeo non sostituisce:

1. La dichiarazione di successione italiana

Il CSE non ha funzione fiscale.
Pertanto:

  • non sostituisce la dichiarazione di successione da presentare all’Agenzia delle Entrate;

  • non consente il pagamento delle imposte di successione, ipotecarie e catastali;

  • non permette l’aggiornamento catastale degli immobili.

In assenza della dichiarazione di successione italiana:

  • le banche possono rifiutare lo sblocco dei conti;

  • non è possibile procedere alla voltura catastale;

  • ogni operazione successiva resta sospesa.


2. I poteri dispositivi sui conti bancari

Il CSE attesta la qualità di erede, ma:

  • non attribuisce automaticamente il potere di disporre dei conti;

  • non equivale a una delega o procura bancaria.

Gli istituti italiani richiedono spesso:

  • una procura specifica;

  • l’indicazione puntuale delle operazioni consentite (chiusura, trasferimento, riparto);

  • il coordinamento con la normativa fiscale italiana.

Come risolvere concretamente queste criticità

1. Analisi preliminare del caso

Prima di utilizzare il CSE in Italia è opportuno:

  • verificare se la dichiarazione di successione è necessaria;

  • individuare i beni situati in Italia;

  • valutare le richieste operative degli istituti coinvolti.


2. Coordinamento tra CSE e adempimenti italiani

Il CSE deve essere:

  • integrato con la documentazione fiscale italiana;

  • affiancato, se necessario, da procure mirate;

  • letto e interpretato alla luce della prassi italiana.

Il ruolo del notaio italiano nel coordinamento

Nelle successioni internazionali, il ruolo del notaio italiano è essenzialmente di coordinamento:

  • verifica della legge applicabile alla successione;

  • analisi del contenuto del CSE;

  • individuazione degli ulteriori atti o documenti necessari in Italia;

  • raccordo con i professionisti esteri coinvolti.

Questo consente di:

  • ridurre i tempi;

  • prevenire blocchi operativi;

  • rendere efficace l’utilizzo del CSE.

Conclusioni

Il Certificato Successorio Europeo è uno strumento prezioso, ma non autosufficiente nel contesto italiano.
Una valutazione preliminare consente di capire se e come utilizzarlo correttamente, evitando errori che possono rallentare in modo significativo la procedura successoria.


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